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FARE L'ARCHITETTO

Noi Architetti affrontiamo un percorso di studio in parte tecnico ed in parte umanistico. Abbiamo studiato la Tecnica delle Costruzioni, basata sulla fisica e la chimica dei materiali. Abbiamo studiato le interazioni tra i vegetali ed i minerali, per affrontare al meglio un intervento di restauro su monumenti antichi. Abbiamo affrontato libri di sociologia urbana e di geografia politica ed economica per sapere come adeguare i nostri progetti alle dinamiche culturali dei popoli che abitano le città. Abbiamo sviscerato le teorie della scienza della rappresentazione, per riprodurre una realtà secondo rapporti omologici definiti. Abbiamo dovuto imparare nostro malgrado il latino, il greco, il tedesco, il francese, l'inglese, l'olandese ed alcuni elementi di arabo per comprendere i testi di Storia dell'Architettura, da quella antica a quella contemporanea.
La nostra professione è fondata sulle possibilità di migliorare il rapporto tra il territorio e la popolazione che lo abita. Uscendo dalla "Scuola di Architettura" ci immaginiamo tutti grandi artisti talentuosi, in grado di ripercorrere le orme di Otto Wagner, avere il genio di Frank Lloyd Wright, plasmare l'architettura come Antoni Gaudì e governare il cemento armato come Pier Luigi Nervi: la maggior parte di noi non può permettersi di essere visionario, di proporre grandi strutture sinuose che muovono lo skyline della città. Di certo è un bene riferirsi ai grandi professionisti, quelli unici che ci ispirano e che sono in grado di cambiare il modo di vedere e di vivere l'architettura: Renzo Piano, Frank Owen Gehry, Massimiliano Fuksas, Kenzo Tange. Così come i piccoli calciatori adorano Andrea Pirlo e Mario Balotelli, sapendo che quelli sono gli unici, gli insuperabili, quelli che fanno vivere il sogno e che non saranno mai raggiungibili.
Questo però non significa dover rinunciare ai propri propositi, cambiare strada o cercare una scorciatoia per il successo: significa semplicemente essere razionali, misurarsi con le proprie capacità e riconoscere di aver bisogno di studiare e di praticare per crescere professionalmente e cercare di dare il miglior supporto possibile al nostro cliente, senza mai millantare di saper fare di più e senza mai omettere di riconoscere le proprie capacità... perché a volte diamo troppo per scontato quel che abbiamo imparato senza tener conto che è il frutto di applicazione, sacrificio (anche economico), integrità e dedizione; perché spesso né il committente né il costruttore comprendono quali sono le implicazioni del nostro lavoro (responsabilità penali, etiche, civili); perché c'è sempre chi ha un'immagine di noi un po' surreale!

La professione

SCRIVI A domenico@gurzi.it OPPURE TELEFONA AL 349.367.2005


APPROFONDIMENTI:

PERCHÉ LA PARCELLA DELL'ARCHITETTO È ALTA? (ESEMPIO DI COMPENSO NETTO)
La parcella dell'architetto non è alta. C'era una volta una legge che stabiliva la parcella degli architetti e degli ingegneri (Legge n° 143 del 02.03.1949) che però è stata abolita dal Decreto Legge 24 Gennaio 2012 n. 1: secondo questa legge la parcella sarebbe stata calcolata adottando parametri oggettivi basati sull'importo dei lavori o sul valore del compenso professionale orario (che era di 56,81€/ora).
In realtà questi valori non sono quasi mai stati rispettati, perché già allora la concorrenza imponeva ribassi che oltrepassavano il 40%, ma almeno esisteva una base di partenza ed un modo oggettivo di valutare la coerenza dell'onorario con l'entità dei lavori. Oggi che il compenso professionale si forma esclusivamente tramite un accordo aleatorio tra cliente e professionista gli onorari hanno subito un ribasso del 70-80% rispetto alla succitata legge, rasentando a volte l'antieconomicità del servizio che l'architetto o l'ingegnere offrono. Vogliamo fare un esempio?
Il commitette chiede all'architetto di provvedere ad una SCIA per i lavori di casa. L'architetto fa le sue valutazioni e chiede un compenso di 1000,00€ + CPI + IVA (a titolo di esempio). Il cliente si fa i conti e scopre che dovrà pagare infine 1268,80€, e valuta il compenso eccessivo.
Innanzi tutto si deve considerare che il professionista dovrà seguire i lavori mediamente per la durata di tre mesi tra rilievo, pratiche comunali, preventivi e disegni per le ditte, direzione dei lavori e chiusura pratica, e che il compenso è lordo.
Per avere un'idea di quanto metterà in tasca il professionista si deve tenere conto che dalla cifra stabilita in 1268,80€ si dovranno detrarre le seguenti spese:
- 228,80 € che andranno versati all'Agenzia delle Entrate (22% di IVA sul'lonorario);
- 185,00 € che andranno all'Inarcassa (Ente previdenziale di categoria);
- 230,00 € che andranno versati allo Stato (IRPEF Statale);
- 17,30 € che andranno versati alla Regione (IRPEF Regionale);
- 8,00 € che andrano versati al Comune (IRPEF Comunale);
- 39,00 € che andranno versati allo Stato (IRAP);
- 100,00 € calcolati come spese generali (iscrizione albo, assicurazione, ammortamenti, ecc...).
Dunque il compenso netto, non tenendo conto di eventuali problemi riscontrabili durante il lavoro, risulta essere di

1268,80 - 808,10 = 460,70 €

cioè il 36,31 % di ciò che il committente ha pagato al professionista, che suddiviso per tre mesi di lavoro fa ben 153,57 € al mese!
Ne consegue che l'architetto (e l'ingegnere) per avere uno stipendio confrontabile con quello di un impiegato statale deve svolgere in quei tre mesi almeno 10 lavori simili. Cosa che non è possibile, perché per fare bene un lavoro si deve avere tempo per svolgerlo.
Quindi la parcella non è alta, cvd!


QUANTO COSTA FARE L'ARCHITETTO?
Una volta laureati e abilitati è necessario iscriversi all'Albo professionale e all'Inarcassa, avere un'assicurazione professionale obbligatoria ed uno studio professionale obbligatorio. Si deve aprire una Partita IVA ed affidarsi ad un commercialista per la gestione della contabilità. Il timbro professionale ha un costo di circa 30,00€.
Mentre lo studio professionale può essere istituito in una parte del proprio alloggio di residenza (o di domicilio), il resto si paga: l'albo professionale per gli Architetti di Torino costa 210,00€ l'anno (varia da una Provincia ad un'altra). L'assicurazione professionale ha costi molto diversi secondo la compagnia scelta ed i fattori di richio, ma diciamo che mediamente costa 500,00€ l'anno. Il commercialista onesto, se segue la semplice gestione delle parcelle e delle fatture annuali, costa in media 1200,00€ l'anno. Mentre l'IVA si paga solo se si incassa, i contributi previdenziali si pagano invece comunque: se durante l'anno si fattura ZERO EURO il contributo minimo previsto per la cassa previdenziale è pari a 2978,00€. In caso di guadagni, oltre questa somma si deve versare il 18,50% obbligatorio dei guadagni ed un contributo facoltativo che parte da un minimo di 180,00€.
Quindi, se non si hanno software per i quali si deve pagare un abbonamento annuale, un pc da aggiornare, una stampante da rifornire di inchiostro, se non si usano agende, penne, matite, telefono, automobile, il costo minimo annuale per mantenere lo "status" di architetto (pur non fatturando nulla) è almeno di 4888,00€.